
“Marcirete in prigione fino alla morte o alla follia”. È l’avvertimento rivolto dalle autorità ad Ahmed Douma e Alaa Abdel Fattah, blogger, attivisti e oppositori politici, arrestati e incarcerati più volte tra il 2011 e il 2019, in un clima di forte repressione. A loro si è aggiunto, con un percorso simile, un altro prigioniero di coscienza, Khaled Daoud. Il luogo della loro reclusione è anche quello dei loro scritti, che alimentano la letteratura carceraria.
La rivoluzione del 25 gennaio 2011, che ha provocato la caduta di Hosni Mubarak, poi la destituzione di Mohammed Morsi da parte dell’esercito nel 2013 e l’ascesa alla presidenza di Abdel Fattah Al-Sisi nel 2014, sono state teatro di una crescente repressione e di arresti arbitrari.
Il numero esponenziale di prigionieri politici e detenuti per reati di opinione – 60.000 secondo il rapporto di Amnesty International – ha spinto il governo a costruire nuove strutture carcerarie. Con una quarantina di istituti penitenziari, quasi 400 centri di detenzione situati nelle stazioni di polizia e diverse prigioni segrete gestite dall’esercito, l’Egitto è il Paese delle prigioni.
Alaa Abdel Fattah, l’indomito
La rivoluzione egiziana del 2011 ha visto emergere alcune figure. Alaa Abdel Fattah è una di queste. Arrestato e incarcerato più volte sotto Hosni Mubarak, Mohammed Morsi e Abdel Fattah Al-Sisi, è detenuto da oltre dieci anni. Nel 2021, dopo aver trascorso già due anni in custodia cautelare, il tribunale lo ha condannato a cinque anni di carcere per “false informazioni”. Anche il suo avvocato è stato condannato a quattro anni di reclusione. Inizialmente prevista per settembre 2024, la sua liberazione è stata rinviata all’inizio del 2027, poiché il pubblico ministero ha deciso di non conteggiare il periodo di detenzione preventiva già scontato. Nel marzo 2025, quando è venuto a sapere che sua madre, Laila Soueif, in sciopero della fame dal 29 settembre 2024 per protestare contro la sua detenzione, versava in condizioni critiche, ha smesso a sua volta di alimentarsi1. You have not yet been defeated (“Non siete ancora stati sconfitti”), con prefazione dell’autrice canadese Naomi Klein, è una delle opere più importanti della letteratura carceraria. Composto da racconti, riflessioni, tweet, frammenti di poesia... scarabocchiati su pezzi di carta fatti uscire clandestinamente fuori dal carcere, questa raccolta decennale di scritti, pubblicata dalla casa editrice Fitzcarraldo di Londra e tradotta in italiano da Monica Ruocco per le edizioni Hopefulmonster, non racconta solo l’euforia di piazza Tahrir, ma è anche una riflessione sulla violenza di Stato.
Khaled Daoud, in “detenzione preventiva”
Attivista politico e giornalista, Khaled Daoud è stato posto in custodia cautelare nel settembre 2019, in un clima di tensione, mentre la piazza chiedeva le dimissioni del presidente Al-Sisi. Alla manifestazione Daoud non c’era, ma i suoi scritti davano molto fastidio. Per questo, il regime lo terrà recluso per diciannove mesi, rilasciandolo senza alcuna accusa.
Detenzione preventiva è il titolo che avrebbe dovuto avere il suo diario di prigionia una volta pubblicato. Purtroppo, il progetto non è stato realizzato a causa degli ostacoli imposti dalle autorità. Nel diario, Daoud descrive le condizioni di detenzione riservate ai prigionieri di coscienza: limitazione dell’attività fisica e severe restrizioni sanitarie.
Daoud affronta la scrittura come uno strumento di documentazione, guardando con occhio giornalistico agli eventi vissuti dall’interno, pur mantenendo una distanza critica. Il suo diario, descrizione minuziosa della società carceraria, diventa una guida dettagliata di ciò che ci si può aspettare durante la detenzione preventiva in Egitto. Daoud fa riferimento anche alle difficoltà incontrate per ottenere dei fogli e una penna o per inviare lettere alla sua famiglia.
Da quando è uscito di prigione, Khaled Daoud ha pubblicato una ventina di articoli sul sito Al-Manassa. In risposta alla nostra domanda sulla repressione della creazione culturale da parte del regime, Daoud mette a confronto i progressi in termini di libertà nei tre anni successivi alla rivoluzione del 2011 e le massicce restrizioni imposte dal 2014: “La situazione è diventata insostenibile”.
Ahmed Douma, “Come un’ovazione. Come un gemito”
Altra figura della rivoluzione, Ahmed Saad Douma ha trascorso dieci anni in carcere, di cui sette e mezzo in isolamento. È stato liberato nell’agosto 2023 dopo aver ottenuto la grazia con decreto presidenziale. Fin dalla sua prima notte di prigionia, la scrittura ha rappresentato un’ancora di salvezza, racconta Ahmed Douma, che gli ha permesso di resistere alle pressioni psicologiche.
Nella sua prima raccolta, Soutak tala’a (“La tua voce è udibile”), pubblicata nel 2012, Douma scrive poesie rivoluzionarie che ripercorrono le tappe del suo impegno militante prima della rivoluzione del 2011, al fianco dei movimenti Kifaya2 e 6 Aprile3.
Douma racconta:
Ho scritto sette libri in dieci anni: poesie in arabo dialettale e standard4, una raccolta di racconti, una serie di articoli e un progetto di romanzo. La scrittura è stata la mia forma di sopravvivenza, ma anche l’unico modo per confrontarmi con me stesso e con la vita. Durante i lunghi periodi di detenzione e isolamento, il detenuto perde il controllo della propria mente e dei propri pensieri. La scrittura è stata la mia ancora di salvezza. Mi ha permesso anche di documentare e trasmettere il racconto della mia esperienza con onestà e senza disfattismo.
Ahmed Douma ha messo a punto diverse tecniche per far uscire clandestinamente i suoi testi: scrivere sulla biancheria intima, su minuscoli pezzi di carta, o ancora utilizzando un vecchio cellulare introdotto di nascosto. Così riusciva a registrare alcune poesie sotto forma di messaggi vocali, o ad incidere le parole sui muri della sua cella con le unghie. “Ci sono decine di trucchi”, dice, “ma se li rivelassi priverei i detenuti della possibilità di farvi ricorso”. Douma racconta anche di aver parlato con alcuni trafficanti di droga dei metodi che utilizzavano per introdurre la loro merce. A quanto pare, “introdurre droga in carcere è più facile che far uscire una poesia”, osserva.
Tra le opere prodotte durante la sua detenzione, solo due sono state pubblicate: la raccolta di poesie Curly (“Ricci” in inglese) nel 2021 e Yochbihou al houtaf. Yochbihou al anin (“Come un’ovazione. Come un gemito”), nel 2022, il nucleo della sua esperienza letteraria carceraria, secondo l’autore. Si tratta di racconti in prosa, vicini al linguaggio poetico, che Douma aveva inizialmente concepito sotto forma di articoli giornalistici destinati a una piattaforma mediatica per garantirsi un reddito durante la detenzione. Visto che il progetto è fallito, Douma ha raccolto quei testi in un libro. Curly è stato pubblicato da Dar el Maraya, una casa editrice egiziana, nel 2021, ma è stato rapidamente vietato per “motivi di sicurezza”. Spera però di trovare un editore per la sua prossima raccolta di poesie, El ward mouch himl el amal (“Le rose non sopportano il peso della speranza”), iniziata nel 2021 e proseguita dopo il suo rilascio.
Le immagini dell’apertura del carcere di Sednaya alla caduta di Bashar Al-Assad, in Siria, nel dicembre 2024, lo hanno spinto a scrivere il racconto completo della sua esperienza nelle carceri egiziane, integrando le testimonianze di prigionieri provenienti da altre parti del mondo. Un progetto, intitolato Chibr w qabda (“Un palmo e un pugno5”), sarà accompagnato da un programma audiovisivo, attualmente in fase di preparazione.
La speranza di Ahmed Douma è che il potere smetta di accanirsi contro la poesia e la letteratura. Ora che è libero, non si tratta più per lui di far uscire i suoi testi dalla prigione, ma di affrontare una sfida completamente diversa: pubblicare senza censure.
Ti è piaciuto questo articolo? Orient XXI è un giornale indipendente, senza scopo di lucro, ad accesso libero e senza pubblicità. Solo i suoi lettori gli consentono di esistere. L’informazione di qualità ha un costo, sostienici
1Su richiesta delle sue figlie, Mona e Sanaa, Laila Soueif ha interrotto il suo sciopero della fame il 13 luglio 2025 [Ndr].
2Creata nel 2004, Kifaya (“Basta!”) chiedeva la caduta del regime di Hosni Mubarak, anche attraverso manifestazioni e inviti allo sciopero [Ndr].
3Un pioneristico movimento di protesta contro Mubarak, il cui nome si riferisce a uno sciopero di massa dei lavoratori a el-Mahalla el-Kubra (Delta del Nilo) il 6 aprile 2008, è stato molto coinvolto nelle mobilitazioni del 2011 che hanno portato alla caduta dell’ex presidente
4La lingua araba moderna standard, nota anche come lingua fuṣḥā, costituisce lo standard moderno della lingua araba. Viene usata per la comunicazione scritta e in situazioni formali e per la comunicazione orale ufficiale a livello pubblico [NdT].
5Vecchia misura di lunghezza che corrisponde all’intervallo tra la punta del pollice e quella del mignolo nella loro massima distanza [NdR].